Andrea Lucchi Tuelli: “Un’impresa tra le più ardue, dove l’Uomo scopre le innumerevoli risorse che possiede”

…a proposito di Icon Livigno Xtreme Triathlon, sono passati poco più di tre mesi da quel 3 settembre. Una giornata per me nuova, ricca di momenti, sensazioni e introspettive ricerche. A tal punto che ancora oggi con insistente curiosità mi spinge a guardarmi e riguardarmi dentro. E si, è così, Icon non è solo una gara di triathlon che si disputa su distanze uguali a quelle di un Ironman, km3,8 di nuoto km180 di bici e km42,195 di corsa, ma con l’aggiunta di un ragguardevole dislivello nelle frazioni di bici e corsa. Insomma un’impresa. Un’impresa che per chi come me ha potuto vivere dal primo all’ultimo momento, ha destato una sorta di fascino, quasi una nostalgica dipendenza. Il mio ruolo in quella epica giornata era solo di assistente ad un atleta e amico, Lorenzo Bernabè, che io chiamo Lorenz; un ruolo piccolo il mio; ero solo un componente della sua squadra, nel suo support team. Mi dicevo prima che tutto iniziasse, devo solo seguirlo, controllare che non ci siano intoppi che gli facciano perdere tempo, passargli qualche alimento, incitarlo e sostenerlo. Non avevo ancora capito niente; avevo ridotto ai minimi termini un qualcosa che ancora non conoscevo. Il solo avvicinarsi a tutto ciò che ruota attorno a questa perfetta macchina, composta di persone straordinarie (mi riferisco a chi ha organizzato e di chi ha partecipato come in un unicum), ti impone una volontà nuova, un balzo in avanti, un esserci e un crederci profondissimi. Ecco perché prima mi riferivo a una sorta d’introspezione.

E’ così che comincia questo breve racconto, che voglio trasmettere e condividere con chiunque abbia voglia di leggerlo e capire, oppure anche solo di chi ha voglia di farsi due risate per i miei errori di ortografia incastonati in un lessico veramente ridotto.

Prima parte IL NUOTO

Ore 4.00 a.m. la sveglia suona; è ora di cominciare.

 

E’ raro che di primo mattino mi svegli così, con una lucidità, una reattività tanto immediata. Sarà l’altitudine, Livigno è a 1800 metri s.l.m. o forse l’aria fresca che entra dalla porta finestra lasciata socchiusa, non lo so. In un battibaleno io e il Basso, anche lui facente parte del support team, siamo pronti, vestiti. Il Lorenz, nella camera vicino alla nostra, è sicuramente già pronto (in realtà ho scoperto solo dopo che quella notte ha dormito forse appena mezzora e la sera prima non ha toccato cibo). Comunque, caricata l’automobile il giorno prima con tutto il necessario, siamo pronti per andare verso il lago di Livigno. Pochi minuti e lo scenario che si presenta davanti ai nostri occhi è di quelli che di rado mi è capitato di vedere. Sul manto d’erba confinante con l’acqua del lago ci sono dei bracieri accesi, la zona cambio e un pullulare di gente che porta di tutto. Ricordo, atleti vestiti ancora per così dire ‘in borghese’, con tuta, giacca; qualcuno con una cuffia di pile o di lana. Fa freddo ed io, come solito, mi scopro poco vestito con pantaloncini corti, maglietta e una felpa troppo leggera. Gli organizzatori tutti con una felpa blu si spostano come un esercito: alcuni al mixer, altri a sostenere le transenne per le bici, altri ancora vanno freneticamente avanti e indietro da un punto all’altro del campo gara. Tutto deve essere perfetto; ho il flash nelal memoria di una cucciola di cocker di nome Inès che gironzola al buio tra gli atleti. Arrivano così le 5.30, il lago è scuro ma agli atleti non sembrano intimoriti. A me la cosa un pochino inquieta invece, ma loro ormai muniti di muta occhiali e di braccialetti luminosi, sono pronti a iniziare il loro Icon Livigno Xtreme Triathlon. C’è tensione, chissà quali emozioni, sentimenti scorrono dentro ognuno di loro. Il Lorenz è lì; ricordo di avere incontrato il suo sguardo, distaccato da tutto come se già sapesse a cosa sta andando incontro. In sottofondo, oltre al crepitio dell’ardere della legna nei bracieri si sente quella musica; un breve brano che si ripete sempre, quasi un tambureggiare degli indiani d’America prima della battaglia accompagnato da una melodia che incute timore. Sono felice, ma allo stesso tempo preoccupato. La gara ha inizio, vedo gli atleti nell’acqua allontanarsi e poi sparire. Le uniche luci che vedo sono quelle delle due barche che accompagnavano i nuotatori verso il loro destino. Non so rendere a parole quello che mi passa per la testa. Sento chiacchierare attorno a me un po’ in italiano, un po’ in inglese e in altre lingue che non capisco. Ci scaldiamo attorno ai fuochi; siamo tutti nella stessa situazione, in attesa di vedere qualche segno di vita giungere dal lago. Piano piano si fa largo l’alba sull’acqua viagra für frauen. Il lago con la luce si fa meno oscuro; anzi è un quadro talmente bello da catturare ipnoticamente la mia attenzione. Sul tappetino verde che accompagna l’uscita dall’acqua, lo staff organizzativo è già pronto. Sulle placide acque avanza con bracciate lunghe e redditizie il primo tra gli atleti, un certo Hidde, un ragazzo olandese, che in meno che non si dica è già in T1 e corre verso la bici accompagnato dal suo support team. Sono circa le 6.30 e dopo pochi minuti arriva anche il secondo. A uscire per terzo e primo tra gli italiani è il Lorenz; da quello stato quasi contemplativo in cui mi torvo, mi devo destare e adattare subito alla situazione. Tra togliere la muta e rivestirlo impieghiamo un po’ di tempo. Poi di corsa verso la bici con il numero 5, indossato il casco, esce a piedi dalal zona cambio e poi in sella lo vedo allontanarsi. Capisco che quello è solo l’inizio e che per essere di aiuto al Lorenz devo estirpare in me quei mille pensieri che mi frullano nella testa, e concentrarmi con tutte le mie forze su ciò che devo fare.

Seconda parte LA BICICLETTA

Un’abbondante colazione e via a svolgere il nostro dovere.

Prima di seguire con l’automobile il Lorenz che si dirige verso Forcola di Livigno per poi prendere a destra verso il Bernina, noi ci fermiamo in albergo per una veloce e ricca colazione. La sera prima la Vale (Valeria) la ragazza del Lorenz, ha preparato tutte le varie cibarie necessarie per la durata del percorso. 195 km sono tanti in sella, ci vuole del tempo. La giornata è meteorologicamente perfetta, man mano che avanziamo sul percorso, vediamo i vari atleti pedalare sulla strada, ognuno per proprio conto. Sono tutti meritevoli di applausi e attenzioni, non stanno solamente pedalando per una posizione o per superarsi, stanno mettendo alla prova sè stessi, perché Icon è anche questo. Passiamo il il Bernina direzione St. Moritz, proseguiamo passando Zernez e solo all’inizio dell’ascesa del Fuorm riusciamo a raggiungere il Lorenz. Con mio stupore le prime parole del Lorenz sono: ‘ero un po’ preoccupato per voi, non vi vedevo arrivare!’ D’accordo con il Lorenz, proseguiamo per un breve tratto, sostiamo per aspettarlo e poi ripartiamo. Giunti a Prato allo Stelvio se ne esce con un: ‘Andre qui inizia la vera sfida’. Lo Stelvio con i suoi 48 tornanti fa veramente paura è una salita dura, bisogna più che mai ponderare le energie, calibrarle in maniera perfetta, soprattutto da lì a terminare l’Icon Xtreme Triathlon di Livigno c’è ancora un abisso. Una volta varcato la cima direzione Bormio per affrontare poi il Passo Foscagno, si allenta un po’ in me la tensione: la frazione in bici sta per finire. Il Lorenz su quest’ultima ascesa non da segni di sofferenza, va su con il suo passo. Arrivammo al T2 a Tre Palle. Vale e il Basso aiutano il Lorenz a cambiarsi, io li aspetto in compagnia di Attilio e di Pepe, il cagnolino del Lorenz mascotte del nostro support team.

 

Terza Parte. La corsa

Non ricordo con esattezza il tempo impiegato dal Lorenz per finire la frazione in bici, così andando a sensazione penso che si sia trattato di un tempo attorno alle dieci ore. Il Lorenz parte per la frazione podistica con un buon passo; falcate non troppo lunghe, postura molto eretta, si dai, sta bene. Il tracciato include la discesa da Tre Palle verso Livigno direzione lago, parte della ciclabile e poi su verso Carosello3000. Posso solo immaginare le difficoltà a cui sta andando incontro Lorenzo e a quanta volontà, ora più che mai, gli serva per raggiungere il traguardo in vetta. A questi livelli non basta una perfetta preparazione fisica, una vita sana, un regime alimentare corretto; a questo punto subentra la testa, la forza mentale è necessaria per portare a termine ciò in cui si crede. Non lo finisci ICON senza la forza di volontà. La voglia di crederci che ho visto in tutte queste persone è per me una lezione di vita da imparare a memoria. Raggiungemmo Livigno con l’ammiraglia, un po’ frettolosamente ci prepariamo a prendere la cabinovia che ci porta su a Carosello, al traguardo. Nello specifico io la Vale e Pepe, perché come da regolamento gli ultimi km15 di corsa ogni atleta richiede un accompagnatore a fare da scorta. Tra noi il prescelto è il Basso, che di preparazione alla corsa non è che ne abbia nemmeno molta. Mi ricordo un’affermazione del Basso:’…quando arriverà il Lorenz, sarà talmente stanco che dovrò aspettarlo!’ Previsione più errata non poteva esserci. Arrivati a Carosello 3000, penso attorno alle 17.30 con la cabinovia, mi rendo conto che un ansiolitico o un calmante su di me non farebbe effetto, concentrato come sono su un unico pensiero: ‘forza Lorenz manca poco’. È una lunga attesa, non solo per me, ma per tutte le persone che sono lì ad aspettare il proprio amico, il proprio parente, il proprio figlio, o magari solo un conoscente. La natura a questo punto ci offre un tramonto bellissimo; un cielo rosso che fa presagire uno spettacolo straordinario e così è. Attorno alle 18.30 circa, il primo atleta taglia il traguardo. È l’olandese Hidde Bekuis con un tempo di 13 h e 13’; con 46’ di distacco arriva il francese Vuylsteke, con 1 h e 26’ l’italiano Cristiano. Ma l’appuntamento con la più grande emozione deve ancora arrivare, almeno così è per me. Ore 21.30, in nona posizione su cinquantatre iscritti, con un distacco di 2 h e 46’ dal primo, con un tempo totale di 16h00’58’’ taglia il traguardo Lorenzo Bernabè. Il Lorenz ce l’ha fatta! Non nego che anche adesso mi sto emozionando, ma mai quanto in quel momento, dove per un attimo tutto si è fermato. Un’impresa tra le più ardue, dove l’Uomo sfida il proprio limite, dove l’Uomo entra in contatto con il proprio io, conosce la sua vera natura e scopre le innumerevoli risorse che possiede.

Un grazie a Lorenzo Bernabè che mi ha permesso di esserci, a tutti gli atleti e a chi ha saputo organizzare lCON LIVIGNO XTREME TRIATHLON.

Andrea Lucchi Tuelli, Support Team di Lorenzo Bernabè, Icon 2016