Fabio Patragnoni (Support Team di Cristiano Tara): “Lacrime di gioia cadono sul viso di Cristiano”

Livigno, 3 settembre 2016. Sono le 2:30 del mattino e nella stanza accanto alla mia, Cristiano si sta alzando per iniziare la sua nuova e faticosa avventura, l’Icon Extreme Triathlon. Non è da solo, questa volta la sua famiglia è con lui e sua moglie Elisa, in attesa della loro terza bambina, sta preparando la colazione più energetica possibile per permettergli di affrontare al meglio la sua giornata, la sua gara. Io e Alessandro, suoi supporters ufficiali, aiuteremo Cristiano tentando di rendere la sua sfida più semplice possibile. ICON è un’esperienza folle in termini di distanze, temperatura e dislivello per tutti ma non per Cristiano che si allena 365 giorni all’anno, conciliando le esigenze di tutti (lavoro, famiglia, sport).

Il giorno precedente, il sole caldo e la temperatura mite ci avevano regalato ottimismo, anche perché dopo il lago scozzese a 11°C e il nuoto controcorrente in Austria, il lago del Gallo di Livigno sembrava scuro ma piatto e quindi “nuotabile” senza grosse difficoltà. Le nostre aspettative vengono disattese alle 3:15 quando, uscendo, scopriamo una temperatura molto bassa. Cristiano è preoccupato perché in genere sfrutta le zone cambio per guadagnare tempo. Io e Alessandro siamo migliorati molto sotto questo punto di vista grazie alle precedenti esperienze e anche agli errori…..Il problema riguarda l’abbigliamento per la frazione bici dopo l’uscita dal lago freddo. Tutti insieme studiamo la situazione trovando la migliore soluzione.

Livigno è davvero una località splendida per il turismo, le vacanze, ogni genere di sport, relax, natura, shopping e, ultimo ma non per importanza, per questo tipo di competizione. Ma ciò che fa la differenza è l’organizzazione…..fin dal giorno precedente, durante il briefing e la consegna dei pettorali, è subito chiaro che il Team è molto preparato. Tutte le domande vengono soddisfatte ed è evidente che la passione e l’esperienza sono il punto di forza del Team.

Il giorno della gara io e Ale siamo a completa disposizione del nostro atleta che desidera fare del suo meglio non solo per se stesso ma anche per la sua famiglia e per i suoi supporters. Continua a dire: ”Ragazzi, non posso garantire nulla ma ce la metterò tutta. Non voglio deludervi”.

Il tempo è scaduto: tutti gli atleti sono pronti per iniziare la frazione nuoto. Muta, cuffia, occhialini sono a posto, manca il cerotto da applicare sul collo per evitare abrasioni da sfregamento……primo errore! Ogni cosa è pronta nella zona cambio per la frazione bici: casco, occhiali da sole, scarpe, guanti, pettorale e ovviamente la bicicletta stessa.

Via! Cristiano sa di non essere un forte nuotatore ma ci ha abituati a straordinari recuperi durante la frazione bici. Esce dall’acqua dopo circa 1ora e 20 minuti e 4,1km (invece di 3,8km) per un errore commesso da un piccolo gruppo di atleti che sbaglia direzione a causa del buio e di una luce ingannevole. Non importa, nulla è perduto: dopo pochissimi minuti, Cristiano sta già cavalcando la sua bici e decide di indossare l’antivento e i guanti mentre pedala per guadagnare tempo. Alessandro gli porge una barretta energetica e gli augura buona fortuna e l’avventura di 190km con 5000 mtD+, Stelvio incluso, può incominciare. All’inizio fa troppo freddo e Cristiano è sofferente ma, dopo 30km, indossati guanti e antivento, inizia la serie di sorpassi. Questa è per noi la parte più eccitante dell’intera gara. Il nostro compito è di soddisfare le richieste del nostro amico (cibo, integratori, informazioni sulla distanza in km/minuti dall’atleta che lo precede, etc). La nostra assistenza diventa essenziale negli ultimi chilometri prima di raggiungere la zona cambio dove Cristiano inizierà i 42km di corsa.

Il nostro atleta è ora incredibilmente 4°. Al T2 tutto è pronto per lui, seguendo un ordine preciso per fargli risparmiare tempo ed energia: integratori, cibo, orologio, scarpe, occhiali, zaino e cappellino perché nel frattempo la temperatura è cambiata molto ed ora fa davvero caldo. Cristiano è veramente veloce e siamo soddisfatti …e lo saremo ancora di più il giorno seguente leggendo i tempi nelle zone cambio e scoprendo di essere sempre stati i più veloci. Il traguardo sarà al Carosello 3000 dove Alessandro e la famiglia di Cristiano ci aspetteranno. L’ ICON è l’unico Extreme Triathlon caratterizzato da importanti altitudini fin dall’inizio della gara. Questo aspetto non deve essere sottovalutato perché l’aria e la respirazione cambiano notevolmente e di conseguenza anche l’affaticamento. Cristiano deve percorrere da solo i primi 28 km. Lo troviamo lungo la pista ciclabile. E’ fisicamente e psicologicamente stanco, sembra voglia mollare e quando ci chiede a che distanza si trova l’atleta che lo precede, tergiversiamo anche se sappiamo che è davanti a lui di circa 30 minuti e che è un ciclista professionista. Ale decide di correre 10 km con Cristiano per sostenerlo e aiutarlo a superare la crisi, mentre io raggiungo l’ultimo punto di controllo con la famiglia . Questo è il punto di partenza degli ultimi 12 km che devo correre con il mio atleta. Aspettando, ho l’occasione di scambiare alcune parole con il supporter del terzo atleta, quando improvvidamente Cristiano compare lasciando tutti stupiti. Sono ovviamente felice e curioso di sapere cosa è accaduto e dove si trova il terzo atleta ora divenuto quarto. Cristiano dice che stava camminando ma che non si trova molto distante. Corriamo con un nuovo spirito e lo facciamo insieme a un grande corridore e maratoneta che Cristiano aveva incontrato nel tratto precedente, Iseo Compagnoni che si affeziona a Cristiano e decide di venire con noi sulla sua mountain bike offrendo il suo straordinario supporto. Pochi chilometri mancano al Carosello 3000 quando incontriamo altri due atleti e scopriamo che uno di loro è Katia Zini, campionessa di short track, vincitrice di numerose medaglie. Siamo orgogliosi di averla con noi quando mi accordo che la cima non è ancora visibile anche se il mio GPS mi sta dicendo che siamo arrivati. Solo pochi metri ancora, siamo soli, nessuno dietro di noi. Facciamo alcune foto mentre sta diventando buio. Alla fine possiamo vedere la cima e sentire la musica, le grida di incoraggiamento e gli applausi. Le torce e le bandiere ci mostrano il percorso, l’arrampicata sulle pietre e Cristiano passa sotto il traguardo. E’ un Finisher e questa volta il podio è suo. Alessandro, Elisa con Matilde e Agnese, i giornalisti, gli spettatori, gli organizzatori…tutti sono lassù per celebrare Cristiano. Lacrime di gioia cadono sul viso di Cristiano ma anche Elisa e le loro bimbe sono commosse e felici per il loro “extreme” marito e papà!.

Fabio Patragnoni, Support Team di Cristiano Tara (2016 Finisher)

Vincent Very: “Ho sempre voluto scalare lo Stelvio”

La mia storia è iniziata nell’ottobre 2015: dopo la mia sfortuna nella lotteria per Celtman un annuncio misterioso su facebook ha attirato la mia attenzione, qualcosa chiamato ICON…e dopo aver visto il percorso e alcuni bei video ho deciso di iscrivermi. Ho sempre voluto scalare lo Stelvio, essere sulle tracce di Fausto Coppi e più recentemente di Thomas de Gentche che vinse sotto la neve….che bella sensazione. Beh ora è tempo di allenarsi.

Dopo 120km di nuoto, 7500km di bici, 1000km di corsa e un training camp meraviglioso a Livigno ora sono alla partenza di Icon Livigno Xtreme Triathlon. La partenza del nuoto è al buio, alle 5.30 del mattino, la temperatura dell’acqua non è molto fredda. Non c’è alcuna lotta durante i primi metri, tutti i partecipanti si dirigono verso il fuoco dell’organizzazione. Dopo 30 minuti si fa luce e la boa di inversione è chiaramente visibile. Gli ultimi due chilometri sono una linea dritta verso la spiaggia.

Mio fratello Guillaume è qui, mi aiuta ad alzarmi e poi a vestirmi per la bici. Le mie mani sono così fredde a causa della temperatura dell’aria che non riesco a fare niente. Serve l’abbigliamento invernale: scalda gambe, completino lungo e guanti. I primi chilometri passano velocemente mentre cerco di scaldarmi, così come i primi due Passi. Dopo la prima lunga discesa dal Passo del Bernina, è il turno della valle Engadina che rappresenta la parte più veloce della bici con il solito vento alle spalle. Sfortunatamente non è cosi: c’è molta nebbia che non permette di godere del bellissimo paesaggio. E’ ora il momento di scalare il terzo Passo, il paso del Fuorn e le temperature salgono. Una volta in cima, mi tolgo gli abiti pesanti e mangio un panino: mangiare qualcosa di salato fa bene. Dopo 40 km di discesa arriva lo Stelvio…inizio la mia ascesa controllando il battito del mio cuore, le mie gambe stanno abbastanza bene. Supero il mio amico Giuseppe e altri partecipanti, questo è un buon segno. Finalmente dopo 24km e 48 tornanti arrivo in cima: mi fermo per un po’ di cibo e per cambiarmi per la discesa, che è veloce ma anche tecnica per via dei tornanti…è comunque piacevole recuperare un po’.

Ed ecco che arriva l’ultima salita, Passo Del Foscagno: non è così dura ma so che è un momento cruciale del percorso ed è necessario saper distribuire le forze per cui continuo a monitorare il mio computer di bici. Dopo una breve discesa si arriva in T2: la sensazione di scendere dalla bici è piacevole dopo 9 ore in sella. Guillame è qui che mi aspetta per darmi del cibo e aiutarmi a cambiarmi. Inizia la corsa: ho deciso di correre ad un buon passo ma non troppo velocemente. La prima parte è una discesa nella foresta, è importante guardare dove mettere i piedi e tenere i muscoli in buone condizioni. La parte pianeggiante del percorso sta iniziando e posso accelerare un po’..sfortunatamente verso il 20KM sento di non avere forze, sto soffrendo di ipoglicemia. Decido di prendere 3 gel uno dopo l’altro e inizio a camminare. Un partecipante mi supera, ha un buon passo per cui è impossibile seguirlo. La salita arriva presto e per via della pendenza è difficile per tutti correre per cui continuo con il mio ritmo. Dopo un chilometro di salita Guillame si unisce a me: decide di anticipare il momento di incontro con il team di supporto. Per me è un aiuto importante: ho qualcuno che mi dà il passo e con cui parlare. Arriviamo in T3, prendiamo gli zaini e bastoni e iniziamo la salita degli ultimi 10 km. I bastoni sono molto utili e aiutano a dare sollievo alle gambe. A 4 km dall’arrivo inizia a fare buio per cui ci mettiamo la torcia in testa, il dislivello diventa più duro, siamo su una pista da sci. Stio andando piano ma vedo le prime luci della finish line per cui resto focalizzato. Anche se mancano pochi metri non è anvora finita: gli organizzatori ci hanno fatto una bella sorpresa…serve di tutto, mani e piedi per percorrere gli ultimi metri mentre finalmente sento “Congratulazioni, Se un Icon!” Dopo aver ringraziato la mia famiglia, l’organizzatore Matteo mi comunica che sono arrivato 8°. Per me è un buon risultato, sono felice. Lo ringrazio e mi congratulo per l’organizzazione della gara. Era tutto perfetto.

Il giorno dopo c’è la premiazione ed è il momento di bere qualche birra con la famiglia e gli amici. Dopo pranzo riceviamo la nostra finisher t-shirt. Vorrei concludere ringraziando tutti gli organizzatori di Icon e i volontari per i giorni fantastici passati a Livigno. E vi invito tutti a partecipare a Livigno Xtreme Triathlon …ci vediamo a Icon 2017.

Vincent Very, Finisher 2016

Luca Lamperti: “Un viaggio dentro me stesso”

Adoro queste “Gare” ma non le definisco tali, per me sono un viaggio dentro me stesso!

 

Mi avvicino al lago mentre solo le luci dei riflettori illuminano il buio più buio, vicino a me C’è Cristina, che con il nuoto in quelle condizioni fa fatica a sorridere! Le rimango vicino per qualche decina di metri!…poi sembra che il buio ci abbia inghiottito! La musica e il frastuono del pubblico velocemente svanisce, come la percezione dei metri di nuoto che sto facendo!

Adoro nuotare in quelle condizioni l’ho fatto parecchie volte in un contesto diverso, nel mio passato!

Dopo poco capisco che il freddo, la quota, mi portano a cambiare modo di respirare; se continuo con la mia abituale, vado in affanno!!! respiro ogni tre, soffiando fuori subito un soffio prolungato…funziona.

La mia mente allora serena comincia ad ascoltare il mio respiro, che sott’acqua sembra echeggiare quasi una musica costante che mi da ritmo.

Esco dall’acqua e c’è chiaro; gli “arditi” spettatori che hanno combattuto il freddo si lasciano andare in un applauso che ti fa salire l’adrenalina.

Il grande Binda (Stefano Bindellini mia assistenza) mi aiuta a togliere la muta e come la mia ombra si mette in auto e mi segue, per i 195 km di bike.

Lui ha corso in bici per anni ed è un triatleta che si rispetti; soprattutto è un grandissimo uomo e per me un fratello.

Comincio a pedalare agile perché con solo 500 km nelle gambe in bici non devo fare cazzate; affronto il Forcola ed ho freddo! è come se avessi i muscoli rigidi. In cima Stefano mostra il suo grande cuore, lo stesso che metterà in questa giornata. Mi chiede cosa voglio, mi accudisce come una madre farebbe con un il figlio…

Discesa e poi salita. Bernina! Arrivo in Svizzera e faccio tutto il falsopiano che porta alla salita che non ho mai affrontato quella Svizzera…porca vacca! Comincio a domandarmi se le mie gambe ce la faranno a portarmi a Livigno; ma per ogni salita, c’è una discesa per riposare!! Adoro le discese!!!

Il “Binda ogni 30 minuti mi rinfilza di panini, frutta secca e barrette!”Mangia Luca che se no resti a piedi” mi dice e come ogni consiglio ricevuto, obbedisco.

La strada sotto di me scorre e non vedo altro che la ruota sull’asfalto.

Poi all’improvviso eccolo!!!! imponente più che mai, maestoso, lo STELVIO!

Comincio l’ascesa con un rapporto agilissimo, Più salgo, più mi rendo conto di quanto sia dura! Interminabile, senza attimi di riposo. La voglia di arrivare in cima però è più forte di tutto. Quella vetta me la merito già solo perchè ho accettato di fare quel “Viaggio”.

Ogni tornante il “Binda” mi incita come se fossi al giro d’Italia; come lui fanno anche i componenti degli altri team di supporto che incontro lungo la strada.

Mi emoziona tantissimo questa cosa!!!!

Poi il momento più profondo arriva quando Stefano, su un tornante, mi grida. “Dai luca non mollare…la Testa Luca… la testa!”. Ero sfinito, ma lì mi sono commosso profondamente perché so che è esattamente così, sarà la testa a fare la differenza. Solo lei potrà portarti sempre a tagliare qualunque traguardo.

A Trepalle lascio la bici e mi rendo subito conto che non riesco a correre; devo camminare. Lo faccio per parecchi km; corricchio e cammino, poi al giro di boa comincio a correre tenendo un ritmo lento ma costante. Sorrido e penso alla gioia che proverò lassù a carosello 3000; se ci sto con i tempi. Il “Binda” mi viene incontro con un “cancello di mtb” e li capisco che devo farcela solo per lui che mi accudisce dalle 5 di questa mattina senza tregua. Glielo leggo negli occhi, darebbe qualsiasi cosa in quel momento per essere li al mio posto. Lui se lo meritava l’arrivo a Carosello3000.

Pian piano che i km passano il cielo si fa scuro e le stelle prendono posto in un azzurro più azzurro, che è pura magia,pura poesia.

La salita interminabile e stremante degli ultimi 9km non posso dimenticarla. Ogni tanto chiedo ad Andrea (la mia guida) di fermarsi 20 secondi. Mi chino sui bastoncini, chiudo gli occhi e poi riparto. In quei secondi il battito del mio cuore sembra voler urlare al buio tutta la sua fatica, tutto lo sforzo. Ma nella mia mente mai nemmeno per un attimo penso di fermarmi; troppa è la gioia di abbracciare “Ste” all’arrivo!

Nei miei anni ne ho fatti tanti di “Viaggi” Ultra ed estremi e so cosa vuol dire stare in giro in alte quote di notte, spesso da solo. Tutto questo mi è famigliare e mi piace! ma non sono mai arrivato così poco preparato e sono veramente stanco.

Poi lassù! dove osano le aquile! nel cielo blu puntellato di stelle si scorge una luce. Più mi avvicino e più vedo un corridoio di lanterne di fuoco. Lì la gioia e l’emozione mi fanno capire che ci siamo e che tutta la fatica sta per finire. Gli ultimi metri, incitato da tutti sono magici. Salgo l’ultimo “muro”, verso l’olimpo dei folli, dei sognatori e di chi almeno ci prova prima di dire non ce la faccio!

Qualcuno al microfono mi dice ‘you are an ICON’; sorrido stanco e abbraccio i miei fratelli di viaggio.

Io penso che questi siano momenti in cui si scava dentro se stessi, dove esce ciò che sei; saper accettare la sfida non è nulla confronto alla consapevolezza di capire chi sei! di quanto la natura, se pur imponente e impervia, ti dia occasioni preziose per essere parte di lei. Io lo faccio perché per me, una vita senza sfide e confronti non è vita…e come mi ha detto un mio Sargente un giorno! ‘Luca meritati questa vita, meritatela!’

E a voi che organizzate questo meraviglioso e altri meravigliosi eventi così, in questi contesti, in queste bellissime montagne …. non fermatevi! Anche se so che magari economicamente non c’è molto da vivere, ma vi assicuro che l’opportunità che offrite a chi partecipa è impagabile

Grazie di cuore

Luca

Andrea Lucchi Tuelli: “Un’impresa tra le più ardue, dove l’Uomo scopre le innumerevoli risorse che possiede”

…a proposito di Icon Livigno Xtreme Triathlon, sono passati poco più di tre mesi da quel 3 settembre. Una giornata per me nuova, ricca di momenti, sensazioni e introspettive ricerche. A tal punto che ancora oggi con insistente curiosità mi spinge a guardarmi e riguardarmi dentro. E si, è così, Icon non è solo una gara di triathlon che si disputa su distanze uguali a quelle di un Ironman, km3,8 di nuoto km180 di bici e km42,195 di corsa, ma con l’aggiunta di un ragguardevole dislivello nelle frazioni di bici e corsa. Insomma un’impresa. Un’impresa che per chi come me ha potuto vivere dal primo all’ultimo momento, ha destato una sorta di fascino, quasi una nostalgica dipendenza. Il mio ruolo in quella epica giornata era solo di assistente ad un atleta e amico, Lorenzo Bernabè, che io chiamo Lorenz; un ruolo piccolo il mio; ero solo un componente della sua squadra, nel suo support team. Mi dicevo prima che tutto iniziasse, devo solo seguirlo, controllare che non ci siano intoppi che gli facciano perdere tempo, passargli qualche alimento, incitarlo e sostenerlo. Non avevo ancora capito niente; avevo ridotto ai minimi termini un qualcosa che ancora non conoscevo. Il solo avvicinarsi a tutto ciò che ruota attorno a questa perfetta macchina, composta di persone straordinarie (mi riferisco a chi ha organizzato e di chi ha partecipato come in un unicum), ti impone una volontà nuova, un balzo in avanti, un esserci e un crederci profondissimi. Ecco perché prima mi riferivo a una sorta d’introspezione.

E’ così che comincia questo breve racconto, che voglio trasmettere e condividere con chiunque abbia voglia di leggerlo e capire, oppure anche solo di chi ha voglia di farsi due risate per i miei errori di ortografia incastonati in un lessico veramente ridotto.

Prima parte IL NUOTO

Ore 4.00 a.m. la sveglia suona; è ora di cominciare.

 

E’ raro che di primo mattino mi svegli così, con una lucidità, una reattività tanto immediata. Sarà l’altitudine, Livigno è a 1800 metri s.l.m. o forse l’aria fresca che entra dalla porta finestra lasciata socchiusa, non lo so. In un battibaleno io e il Basso, anche lui facente parte del support team, siamo pronti, vestiti. Il Lorenz, nella camera vicino alla nostra, è sicuramente già pronto (in realtà ho scoperto solo dopo che quella notte ha dormito forse appena mezzora e la sera prima non ha toccato cibo). Comunque, caricata l’automobile il giorno prima con tutto il necessario, siamo pronti per andare verso il lago di Livigno. Pochi minuti e lo scenario che si presenta davanti ai nostri occhi è di quelli che di rado mi è capitato di vedere. Sul manto d’erba confinante con l’acqua del lago ci sono dei bracieri accesi, la zona cambio e un pullulare di gente che porta di tutto. Ricordo, atleti vestiti ancora per così dire ‘in borghese’, con tuta, giacca; qualcuno con una cuffia di pile o di lana. Fa freddo ed io, come solito, mi scopro poco vestito con pantaloncini corti, maglietta e una felpa troppo leggera. Gli organizzatori tutti con una felpa blu si spostano come un esercito: alcuni al mixer, altri a sostenere le transenne per le bici, altri ancora vanno freneticamente avanti e indietro da un punto all’altro del campo gara. Tutto deve essere perfetto; ho il flash nelal memoria di una cucciola di cocker di nome Inès che gironzola al buio tra gli atleti. Arrivano così le 5.30, il lago è scuro ma agli atleti non sembrano intimoriti. A me la cosa un pochino inquieta invece, ma loro ormai muniti di muta occhiali e di braccialetti luminosi, sono pronti a iniziare il loro Icon Livigno Xtreme Triathlon. C’è tensione, chissà quali emozioni, sentimenti scorrono dentro ognuno di loro. Il Lorenz è lì; ricordo di avere incontrato il suo sguardo, distaccato da tutto come se già sapesse a cosa sta andando incontro. In sottofondo, oltre al crepitio dell’ardere della legna nei bracieri si sente quella musica; un breve brano che si ripete sempre, quasi un tambureggiare degli indiani d’America prima della battaglia accompagnato da una melodia che incute timore. Sono felice, ma allo stesso tempo preoccupato. La gara ha inizio, vedo gli atleti nell’acqua allontanarsi e poi sparire. Le uniche luci che vedo sono quelle delle due barche che accompagnavano i nuotatori verso il loro destino. Non so rendere a parole quello che mi passa per la testa. Sento chiacchierare attorno a me un po’ in italiano, un po’ in inglese e in altre lingue che non capisco. Ci scaldiamo attorno ai fuochi; siamo tutti nella stessa situazione, in attesa di vedere qualche segno di vita giungere dal lago. Piano piano si fa largo l’alba sull’acqua. Il lago con la luce si fa meno oscuro; anzi è un quadro talmente bello da catturare ipnoticamente la mia attenzione. Sul tappetino verde che accompagna l’uscita dall’acqua, lo staff organizzativo è già pronto. Sulle placide acque avanza con bracciate lunghe e redditizie il primo tra gli atleti, un certo Hidde, un ragazzo olandese, che in meno che non si dica è già in T1 e corre verso la bici accompagnato dal suo support team. Sono circa le 6.30 e dopo pochi minuti arriva anche il secondo. A uscire per terzo e primo tra gli italiani è il Lorenz; da quello stato quasi contemplativo in cui mi torvo, mi devo destare e adattare subito alla situazione. Tra togliere la muta e rivestirlo impieghiamo un po’ di tempo. Poi di corsa verso la bici con il numero 5, indossato il casco, esce a piedi dalal zona cambio e poi in sella lo vedo allontanarsi. Capisco che quello è solo l’inizio e che per essere di aiuto al Lorenz devo estirpare in me quei mille pensieri che mi frullano nella testa, e concentrarmi con tutte le mie forze su ciò che devo fare.

Seconda parte LA BICICLETTA

Un’abbondante colazione e via a svolgere il nostro dovere.

Prima di seguire con l’automobile il Lorenz che si dirige verso Forcola di Livigno per poi prendere a destra verso il Bernina, noi ci fermiamo in albergo per una veloce e ricca colazione. La sera prima la Vale (Valeria) la ragazza del Lorenz, ha preparato tutte le varie cibarie necessarie per la durata del percorso. 195 km sono tanti in sella, ci vuole del tempo. La giornata è meteorologicamente perfetta, man mano che avanziamo sul percorso, vediamo i vari atleti pedalare sulla strada, ognuno per proprio conto. Sono tutti meritevoli di applausi e attenzioni, non stanno solamente pedalando per una posizione o per superarsi, stanno mettendo alla prova sè stessi, perché Icon è anche questo. Passiamo il il Bernina direzione St. Moritz, proseguiamo passando Zernez e solo all’inizio dell’ascesa del Fuorm riusciamo a raggiungere il Lorenz. Con mio stupore le prime parole del Lorenz sono: ‘ero un po’ preoccupato per voi, non vi vedevo arrivare!’ D’accordo con il Lorenz, proseguiamo per un breve tratto, sostiamo per aspettarlo e poi ripartiamo. Giunti a Prato allo Stelvio se ne esce con un: ‘Andre qui inizia la vera sfida’. Lo Stelvio con i suoi 48 tornanti fa veramente paura è una salita dura, bisogna più che mai ponderare le energie, calibrarle in maniera perfetta, soprattutto da lì a terminare l’Icon Xtreme Triathlon di Livigno c’è ancora un abisso. Una volta varcato la cima direzione Bormio per affrontare poi il Passo Foscagno, si allenta un po’ in me la tensione: la frazione in bici sta per finire. Il Lorenz su quest’ultima ascesa non da segni di sofferenza, va su con il suo passo. Arrivammo al T2 a Tre Palle. Vale e il Basso aiutano il Lorenz a cambiarsi, io li aspetto in compagnia di Attilio e di Pepe, il cagnolino del Lorenz mascotte del nostro support team.

 

Terza Parte. La corsa

Non ricordo con esattezza il tempo impiegato dal Lorenz per finire la frazione in bici, così andando a sensazione penso che si sia trattato di un tempo attorno alle dieci ore. Il Lorenz parte per la frazione podistica con un buon passo; falcate non troppo lunghe, postura molto eretta, si dai, sta bene. Il tracciato include la discesa da Tre Palle verso Livigno direzione lago, parte della ciclabile e poi su verso Carosello3000. Posso solo immaginare le difficoltà a cui sta andando incontro Lorenzo e a quanta volontà, ora più che mai, gli serva per raggiungere il traguardo in vetta. A questi livelli non basta una perfetta preparazione fisica, una vita sana, un regime alimentare corretto; a questo punto subentra la testa, la forza mentale è necessaria per portare a termine ciò in cui si crede. Non lo finisci ICON senza la forza di volontà. La voglia di crederci che ho visto in tutte queste persone è per me una lezione di vita da imparare a memoria. Raggiungemmo Livigno con l’ammiraglia, un po’ frettolosamente ci prepariamo a prendere la cabinovia che ci porta su a Carosello, al traguardo. Nello specifico io la Vale e Pepe, perché come da regolamento gli ultimi km15 di corsa ogni atleta richiede un accompagnatore a fare da scorta. Tra noi il prescelto è il Basso, che di preparazione alla corsa non è che ne abbia nemmeno molta. Mi ricordo un’affermazione del Basso:’…quando arriverà il Lorenz, sarà talmente stanco che dovrò aspettarlo!’ Previsione più errata non poteva esserci. Arrivati a Carosello 3000, penso attorno alle 17.30 con la cabinovia, mi rendo conto che un ansiolitico o un calmante su di me non farebbe effetto, concentrato come sono su un unico pensiero: ‘forza Lorenz manca poco’. È una lunga attesa, non solo per me, ma per tutte le persone che sono lì ad aspettare il proprio amico, il proprio parente, il proprio figlio, o magari solo un conoscente. La natura a questo punto ci offre un tramonto bellissimo; un cielo rosso che fa presagire uno spettacolo straordinario e così è. Attorno alle 18.30 circa, il primo atleta taglia il traguardo. È l’olandese Hidde Bekuis con un tempo di 13 h e 13’; con 46’ di distacco arriva il francese Vuylsteke, con 1 h e 26’ l’italiano Cristiano. Ma l’appuntamento con la più grande emozione deve ancora arrivare, almeno così è per me. Ore 21.30, in nona posizione su cinquantatre iscritti, con un distacco di 2 h e 46’ dal primo, con un tempo totale di 16h00’58’’ taglia il traguardo Lorenzo Bernabè. Il Lorenz ce l’ha fatta! Non nego che anche adesso mi sto emozionando, ma mai quanto in quel momento, dove per un attimo tutto si è fermato. Un’impresa tra le più ardue, dove l’Uomo sfida il proprio limite, dove l’Uomo entra in contatto con il proprio io, conosce la sua vera natura e scopre le innumerevoli risorse che possiede.

Un grazie a Lorenzo Bernabè che mi ha permesso di esserci, a tutti gli atleti e a chi ha saputo organizzare lCON LIVIGNO XTREME TRIATHLON.

Andrea Lucchi Tuelli, Support Team di Lorenzo Bernabè, Icon 2016